Festival della Filosofia e aborto. Resistere per esistere

Modena. Festival della Filosofia 2014. Gustavo Zagrebelsky. Lezione magistrale in Piazza Grande. Argomento: la Dignità. Parola impegnativa perché non così assoluta, non così liscia e perfetta, non così bella e sicura come vorremmo. Stavo ascoltando con interesse quando, all’improvviso, la mia disponibilità verso tutto quel dire si è clamorosamente inceppata. A tema, la dignità del nascituro, quando inizia la vita, la legittimità della IVG. Zagrebelsky procede sicuro delineando l’incertezza e la relatività del concetto di dignità e spiega alla platea che le due posizioni rispetto all’aborto, quello anti e quello che lo ammette, si baserebbero su due concezioni fideistiche – parola che mi ha fatto molto arrabbiare – per cui, di fronte alla indimostrabilità della (non)dignità dell’embrione, ci sarebbe chi decide aprioristicamente di essere per la sua sacralità e  chi no. Tutti a far sì con la testa, ammaliati dal bel modo di esprimersi del professore.

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Quello che avrei voluto gridare. Ma davvero pensate che una donna che decida per sé di interrompere la propria gravidanza faccia una scelta ideologica? Una donna può abortire pur riconoscendo la dignità di quel che porta in grembo. Abortire non è paragonabile per nessuna a farsi togliere un calcolo, un dente cariato, una ciste, una verruca. L’unico dato di realtà che abbiamo, l’unica prova provata, l’unica evidenza, e che forse questa storia del pensiero – che è tutta al maschile  – dovrebbe incominciare a considerare, è che se l’embrione è difficilmente inquadrabile nella sua essenza, sicuramente qualunque decisione si prenda rispetto a questo, passa  e deve necessariamente passare attraverso il corpo della donna che è l’unico soggetto che in questa faccenda è in grado di esprimersi, di sapere, di potere fare.

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Da sempre, si ragiona sulle questioni legate alla capacità generativa della donna senza considerare la presenza stessa della donna, come se il suo utero fosse astraibile, come se questo esistesse fuori contesto, come se il suo corpo fosse luogo pubblico, frequentabile da chiunque voglia mettere piede. Dimenticarsi sempre delle donne, concependole a pezzi, contribuisce a mettere in opera quelle stesse forme di dileggio e di degradazione nel subumano che Zagrebelsky denuncia all’inizio della sua lezione, proprio parlando di dignità. Dignità degli Ebrei sotto la Vernichtung nazista, dignità dei giornalisti decapitati dalle organizzazioni terroristiche, dignità del torturato, dignità dell’Homo dignus nato dall’Illuminismo. Una storia maschile, insomma, abituata a guardare le cose da una prospettiva assoluta, neutra, che assoluta e neutra non è perchè connotata, fortemente connotata, e ideologica, questa sì, perché ha la pretesa di includere ed escludere a suo piacimento. Il problema della dignità dell’embrione è in realtà un falso problema, che non si porrebbe se a tema ci fosse la dignità delle donne. Allo stesso modo, non si porrebbero nemmeno il problema della guerra, dei genocidi o del terrorismo se a tema ci fosse la messa in discussione della mistica della forza, della violenza – giocata forzosamente dai maschi fin da piccolissimi –  e quindi della disparità di potere tra i generi.

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E infine, non si porrebbe nemmeno il problema dell’insostenibile sfruttamento della Terra, che Zagrebelsy ha chiamato madre– ma guarda un po’!, se recuperassimo tutto il simbolico legato al valore sociale della maternità, che è limite, rispetto, equilibrio, armonia, simbiosi e sobrietà. Perciò, io dico qui all’esimio professore, che se è questo che devo imparare, accettando di dimenticare tutta me stessa, lasciando indietro – o peggio ad altri – pezzi di me, preferisco non farlo, praticando giorno per giorno il mio riposizionamento al centro, come persona.

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5 pensieri su “Festival della Filosofia e aborto. Resistere per esistere

  1. Questo discorso somiglia tantissimo al concetto della vita non appartenente all’individuo che la sta vivendo ma ad un essere astratto ed indimostrabile di cui ne dispone totalmente.

    Nel momento in cui si accettano assiomi di questo tipo, imperturbabili e puri, tutto il resto vien da se, secondo me.

    • Ma il bello è, Bruno, che il professore parlava da un punto di vista assolutamente laico. La religione qui non centra, centra invece l’ideologia fallogocentrica che abbiamo imparato ad accettare come assoluta anziché come relativa, come cioè una delle tante possibili.

  2. Sembra che interessi più la dignitá umana e dei bambini prima che nascano, che dopo la nascita. Ci si indigna meno quando neonati vengono trucidati in guerre inutili, di quando una donna, piú o meno consapevolmente, decide di non voler mettere al mondo un essere umano. Quando i pedofili vengono rimessi in libertá. Non si grida all’assassinio quando migliaia di bambini orfani vegetano da soli in strutture orrende e non si danno in adozione per non perdere i fondi che portano. Loro cosa sceglierebbero? Non importa, sono piccoli, non capiscono. Gli embrioni invece a quanto pare farebbero delle scelte, la societá sindeve far carico di proteggere i loro diritti dalle donne assassine che non rispettano la vita umana. Mi fate ridere. Purtroppo le prime a non rispettare loro stesse e il proprio corpo sono le donne. Perché nel 2014 non dovrebbe piú esserci la necessitá di abortire con tutti i modi che ci sono per prevenire questa evenienza. E soprattutto nel momento in cui decide di fare sesso una donna o una ragazzina dovrebbe essere consapevole che potrebbe restare incinta. E domandarsi se é pronta a prendersi questa responsabilitá prima di aprire le gambe. Perchē se ci si aspetta la collaborazione dei maschi, o si lascia come ho sentito da qualcuna, troppo giovane, che faceva sesso con qualcuno piú vecchio “che ci pensi lui perchè sa come fare dato che ha piú esperienza…” é meglio essere pronte a cambiar pannolini, o a fare molto male a se stesse prendendo in considerazione un aborto. Secondo me gli uomini su questo tema, farebbero bene, anzi benissimo a tacere e a lasciare l’autodeterminazione alle donne. Soprattutto pensando a quanti spariscono dopo i lieti annunci e non aiutano le madri a mantenere i figli.

  3. L’ha ribloggato su e ha commentato:
    E infine, non si porrebbe nemmeno il problema dell’insostenibile sfruttamento della Terra, che Zagrebelsy ha chiamato madre- ma guarda un po’!, se recuperassimo tutto il simbolico legato al valore sociale della maternità, che è limite, rispetto, equilibrio, armonia, simbiosi e sobrietà. Perciò, io dico qui all’esimio professore, che se è questo che devo imparare, accettando di dimenticare tutta me stessa, lasciando indietro – o peggio ad altri – pezzi di me, preferisco non farlo, praticando giorno per giorno il mio riposizionamento al centro, come persona.

  4. “Chiamata in causa” dalla Serena (e dall’argomento) scrivo una piccola riflessione a caldo. So che bisognerebbe scrivere con maggiore calma, ma corro poi il rischio di non trovare più tempo.

    Solo alcuni punti:
    – mi sembra abbiate sovrapposto cattolicesimo e visione fideistica (dal dizionario: “che considera la fede come forma di conoscenza anteriore e superiore alla ragione, ritenuta incapace di attingere le più alte verità”) e cattolicesimo ed ideologia.
    Sia l’una che l’altra sovrapposizione in realtà non sono corrette, perchè il cattolicesimo unisce fede e ragione (ricordo solo l’enciclica del 1998 “FIdes et ratio” di G. Paolo II) e non va mai a scapito della seconda; in secondo luogo il cattolicesimo non è ideologia ma condizione di vita, esperienza, relazione. Come tutte le cose vissute dagli uomini/donne può sì avere conseguenze ideologiche, ma questo accade in qualsiasi esperienza della nostra vita. Quindi alla domanda: “Ma davvero pensate che una donna che decida per sé di interrompere la propria gravidanza faccia una scelta ideologica?” risponderei di sì perchè le scelte fatte dagli uomini/donne non sono esenti da pensiero/riflessione/desideri ecc che hanno in sè il vissuto e i “pesi” delle ideologie che ci portiamo dietro.

    – “La donna che è l’unico soggetto che in questa faccenda è in grado di esprimersi, di sapere, di potere fare”: non condivido questa assoluta fiducia nella capacità di femminile, cioè non condivido che sia generalizzabile a tutte le donne del mondo di qualsiasi momento/paese/condizione; perchè la donna è, in quanto essere umano, in relazione a persone/cose/situazioni che influiscono sulla sua decisione.
    Poi, nessuno di noi “nasce imparato”, sapendo già tutto, non è possibile sapere cosa sia meglio per noi: qualsiasi decisione è presa un po’ per caso, un po’ per discernimento, un po’ per consiglio, ma non si possono sapere in anticipo le conseguenze che avrà. Infine, è vero che la scelta passa per il corpo femminile, ma è una scelta che va a toccare un’altra vita, un’altra persona, e questo la donna deve tenerlo in conto: non decide solo di e per se stessa.

    – “Il problema della dignità dell’embrione è in realtà un falso problema, che non si porrebbe se a tema ci fosse la dignità delle donne”: nell’aborto una persona, con una scelta che passa per il suo corpo, decide però non per se stessa, ma per un’altra che non può farsi sentire. In questo senso io intendo la dignità legata all’aborto: che sia cioè la non prevaricazione di una persona più debole.

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